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Zoè Gruni, con le opere in mostra, tenta di reagire all'omologazione dilagante del mondo attuale con una riflessione intima sull'identità e la memoria dell'uomo. La multimedialità del suo lavoro nasce dall'esigenza di raccontare la presenza in esso del corpo da vari punti di vista: la canapa e la iuta in Metato, assumono infatti la valenza di contenitore di una massa corporea in grado di diventare una vera e propria personalità. Le opere inoltre necessitano di condivisione e compartecipazione. Il desiderio di comunicare con gli altri, spinge l'artista a fondere le immagini soggettive della sua memoria con le forme comuni della memoria collettiva come il “metato” (l’antico essiccatoio per le castagne in Toscana). Zoè Gruni sperimenta quindi attraverso il corpo diversi mezzi espressivi che fanno però parte di un unico processo: il disegno come idea, la scultura come matrice, la performance come azione e di conseguenza il video come strumento di documentazione e la fotografia come immagine finita.