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Ho iniziato a dipingere i treni della metro di New York City nel 1977. Mi ricordo di essere stato completamente immersonella cultura underground in tutti i sensi della parola. Era qualcosa verso cui i miei contemporanei o le persone fuori dalla mia realtà erano sia annoiati che incuriositi. Per certi versi anche affascinati. Ho sempre disegnato, sin da bambino, ma solo dopo essere stato coinvolto in questa cultura ho avuto l’opportunità di realizzare i miei sogni su larga scala. Ero in grado di creare dei lavori e mandarli nelle intricate diramazioni di New York City tramite il sistema di trasporto. Non riesco a pensare a nessun altra forma d’arte in grado di dare ai professionisti la possibilità immediata di esporre le loro opere ad un’intera città. Qualcuno l’ha interpretata come una “perdita di controllo” della città. Ad ogni modo altri hanno realizzato che era la dichiarazione finale della libertà artistica.
Col passare degl’anni i miei lavori si sono lentamente trasferiti dalla metro allo studio. Appartenevo a un gruppo relativamente esiguo di artisti in grado di farlo con successo. I miei lavori hanno sempre trattato temi urbani. A volte ci sono specifici riferimenti a New York City, ma altre volte i temi e gli argomenti hanno significati universali.
In questa mia prima esposizione a Napoli ho cercato di presentare uno studio di opere che riflettono il mio modello di pensiero e di influenze. Lavori come “M” riflettono l’influenza di Motown, la musica che ascoltavo fin da bambino. La musica che trasmetteva la radio mentre andavo verso Coney Island, Brooklyn.
Altri dipinti come “Blue Monday” rappresentano quegli anni passati a dipingere i treni a New York quando producevo innumerevoli improvvisazioni stilistiche del mio nome usando una bomboletta spray. Lo “Sketchbook Painting” (quaderno dei bozzetti) è un perfetto mezzo per me per inserire diverse tematiche all’interno di un unico dipinto. I disegni del quaderno sono una nuova serie per me. Sono ispirati dai diversi quaderni che ho conservato sin dai primi anni. Il dipinto intitolato “Don’t Believe the Truth (Non credere alla verità)”è un esempio perfetto di mescolanza spontanea tra elementi dallo stile grezzo con elementi figurativi. Sin dai primi anni questa è stata la base per la maggior parte dei miei lavori.
La selezione dei lavori fotografici presentata risale agli anni tra il 1977 e il 1982. In quegli anni ero concentrato nel perfezionare i miei graffiti underground. Le condizioni granulose, graffiate di molte foto riflettono lo stato in cui dipingevo a quel tempo. Sono un documento di quel tempo.
Chris “Daze” Ellis Novembre 2008




